Mediterranean Garden Society

» Home
» About
» Membership
» Journal
» Sparoza Garden
» Branches
» AGMs
» MGS Forum
» Seed Exchange
» Donations
» MGS Excursions
» Information
» Members' Gardens
» Book Reviews
» Members' Forum
» News & Views
» Contact
» Search

 

Il Giardino a Sparoza

Caroline Harbouri

Il Giardino Mediterraneo - Un'antologia italiana, 2006

Situata a nord-est di Atene, la fertile pianura di Mesoghia – che, come la parola ‘Mediterraneo’ significa letteralmente ‘entro le terre’ – è cosparsa di piccole, dolci colline. Una di queste è la collina di Sparoza sulla quale Jaqueline Tyrwhitt ha creato il suo giardino e la sua casa, ora sede della Mediterranean Garden Society. Si potrebbe in  fatti dire che la Mediterranean Garden Society sia nata a Sparoza : all’inizio del 1994 Derek Toms – che da qualche tempo rimuginava l’idea di una società per lo scambio di esperienze tra giardinieri mediterranei – mi aveva chiesto se conoscevo giardini interessanti nelle vicinanze di Atene, al che avevo risposto ‘L’unico che mi viene in mente è Sparoza’. Lo avevo accompagnato lì, aveva incontrato Sally Razelou, l’attuale curatrice di Sparoza ed entro sei mesi il processo legale per  la registrazione  della nascente MGS era  in moto.

Jacky Tyrwhitt aveva giustamente scritto del giardino di Sparoza che ‘tutto quello che è cresciuto nelle difficili condizioni che prevalgono qui è quasi certo che crescerebbe meglio altrove’. Un pendio esposto e roccioso – caldo, arido, ventoso e privo di alberi – non è certo a prima vista un posto promettente per crearci un giardino; per questo vale la pena di dare un’occhiata a Sparoza a distanza di quarant’anni circa dalla  sua creazione e osservare come le diverse difficoltà sono  state affrontate.
            La prima cosa da notare in questo giardino è che non è recintato. Ad est ed ovest è limitato da una ‘strada’ (non una strada pubblica ma una stretta strada privata che dà accesso ad altre proprietà sulla collina). Ai piedi del giardino, verso est, questa strada è stata rivestita in cemento, mentre al di sopra del giardino, ad ovest, rimane strada bianca. A nord e a sud il giardino si fonde gradatamente con la vegetazione naturale della collina. Questa particolarità impone naturalmente una sua certa disciplina: un intervento sensibile è essenziale allo scopo di evitare una demarcazione troppo brusca tra le parti lavorate del giardino e quelle selvatiche. Le piante scelte non devono solo essere capaci di prosperare con poca acqua in terreno calcareo cotto dal sole ma devono anche apparire come appartenenti al paesaggio. Sin dall’inizio Jacky Tyrwhitt aveva preso un’impostazione pluralistica. Un giardino piantato con specie locali sarebbe, pensava, spoglio di colore e interesse durante i lunghi mesi caldi della dormienza estiva, e così aveva deciso di includere anche piante da altre parti del mondo con clima mediterraneo.

La parte principale del giardino, progettato originariamente per Jacky Tyrwhitt da Marina Adams, è disposto in una serie di tre lunghe terrazze rivolte ad est, traversate nel mezzo da un sentiero a gradini che porta alla strada privata. Sono coltivate con un miscuglio eclettico di bulbi, piante perenni, arbusti e piccoli alberi – di cui parleremo in seguito. All’estremità nord di queste terrazze, oltre un gruppo di alti, scuri cipressi, un ‘rock garden’ per piante indigene greche è stato creato da Derek Toms nel 1994-1995. Una grande quantità di bulbi è a dimora in questo giardino tra cui Crocus cartwrightianus, C. goulimyi, C. niveus, C. sativus (il croco dello zafferano), Gynandriris sisyrinchium, Iris pumila ssp. attica, Hermodactylus tuberosus, Narcissus papyraceus, N. serotinus, Sternbergia lutea e Tulipa saxatilis da Creta, oltre a diverse specie di Cistus, Globularia alypum con fiori blu, Iris unguicularis ssp. cretensis, Ballota acetabulosa, Teucrium chamaedrys, Mandragora autumnalis e lo splendido Convolvulus oleifolius, con strette foglie argento e fiori bianchi  leggermente venati di rosa pallido. Al di là di questo ‘rock garden’ ci sono due laghetti contigui a forma di U,  annidati nel fianco della collina e pieni di ninfee. Questa forma di U è ripetuta nel piccolo giardino cinto da mura sul lato sud della casa (e accessibile solo  dalla casa) e nell’area di phrygana nella quale il giardino sfuma all’estremità sud.

Naturalmente, la priorità assoluta per un giardino sul versante nudo di una collina è data agli alberi. Quelli piantati alla nascita del giardino, nei primi anni del sessanta – per esempio un eucalipto (del tipo comunemente piantato in Grecia, probabilmente E. globulus), i cipressi (Cupressus sempervirens) sul lato nord di ogni terrazza, piantati molto vicini come siepe frangivento, nove a nove, gli alberi di Giuda (Cercis siliquastrum), i melograni, la jacaranda, i pini (Pinus halepensis e P. pinea)e un unico esemplare di Ulmus parvifolia (il solo che può andar bene in queste condizioni) – sono tutti diventati grandi alberi e contribuiscono alla riuscita del giardino con la loro mole, ombra e protezione dal vento. Da circa un anno è in corso un ampio programma di piantagione sul versante della collina al di sopra del giardino, in direzione nord. Sono stati piantati circa cento cipressi, tre alberi del pepe (Schinus molle) ed alcune acacie (A. cyanophyllodes)sul pendio basso dove il versante della collina incontra il giardino. È da notare che il vento prevalente qui soffia dal nord – e spesso, nei mesi estivi, è fortissimo.

Un’altro importante programma in corso è il miglioramento del terreno. La pianura di Mesoghia è dall’antichità regione vinifera, non sorprende dunque che una delle sostanze organiche usate per arricchire e alleggerire il terreno povero di Sparoza sia lo tsipouro, ossia i semi e i residui rimasti dopo la pigiatura dell’uva – e non, naturalmente, l’omonimo distillato che somiglia alla grappa! Recentemente, abbondanti quantità di gusci di fava di cacao frantumati  (forniti da una fabbrica di cioccolato) sono stati incorporati nel terreno. Inoltre, piante pioniere vengono a volte usate per il miglioramento del terreno così che, più tardi, altre piante più esigenti possano essere piantate al loro posto; l’aloe (Aloe vera, A. striata, A. pratensis, A. saponaria, A. aristata, A. arborescens, A. variegata) è coltivato a questo scopo nella parte selvatica a sud delle terrazze. Nessun fertilizzante chimico è usato in questo giardino.

Naturalmente, la più grande impresa da affrontare è l’acqua – o piuttosto, la mancanza d’acqua. (Persino il livello nei laghetti delle ninfee si abbassa pericolosamente nei mesi caldi). L’acqua usata a Sparoza viene pompata in un serbatoio sulla cima della collina da un pozzo sottostante; è usata con molta moderazione e raramente viene supplementata dalla rete principale, quando il livello nel pozzo si abbassa in modo drammatico in estate. Un sistema di irrigazione a goccia, installato nel 2000, permette di controllare accuratamente la quantità d’acqua data ad ogni parte del giardino. Ai nuovi alberi recentemente piantati sul pendio della collina, per esempio, vengono dati 20 litri ogni tre settimane e così per altri tre o quattro anni o fino a quando ben radicati e capaci di sopravvivere senza ulteriore aiuto. Inutile dire, comunque, che le piante adattate al clima mediterraneo dipendono dalle piogge invernali; se insufficienti avranno problemi a fronteggiare la lunga, calda estate. Per esempio, la piovosità nell’inverno 1999-2000 è stata molto scarsa a Sparoza con il risultato che l’estate seguente ci sono state diverse perdite inaspettate, incluso un carrubo (Ceratonia siliqua), Melia azederach, pini, quercia kermes (Quercus coccifera), lentisco (Pistacia lentiscus), rosmarino, e perfino Phlomis fruticosa – tutte specie che normalmente resistono nei mesi caldi senza alcuna irrigazione. È interessante notare anche quali piante sono uscite incolumi dal periodo di siccità dello scorso anno: Medicago arborea, Teucrium fruticans e Cneorum tricoccon – pianta indigena del Mediterraneo occidentale con foglie strette, verde scuro e piccoli fiori giallo brillante seguiti da bacche color arancio in gruppi di tre – meritano di essere menzionati.

Ma torniamo alle terrazze. Le piante che fioriscono qui  vengono annaffiate ma con moderazione; non è perciò sorprendente che generi come Salvia, Teucrium e Lavandula sono bene rappresentati. Tra le salvie troviamo la fedele, vecchia salvia comune (Salvia officinalis), una piccola salvia compatta con fiori viola che è come una sorella minore della S. officinalis (non sono finora riuscita a scoprirne il nome), S. leucantha con i suoi vellutati fiori bianchi e viola, la magnifica S. canariensis color borgogna e le belle foglie triangolari, S. microphylla con i suoi piccoli fiori scarlatti, grandi cespi di S. candelabrum dai fiori porporini e – la più particolare – S. sclarea, una pianta alta i cui fiori sono al tempo stesso rosa, viola e argento, come il colore che ho sempre immaginato dovesse essere la robe couleur du temps nella favola francese Peau d’Ane. Le lavande includono Lavandula dentata che fiorisce in inverno e la piccola L. multifida, ma L. stoechas, che cresce spontanea in molte parti della Grecia, è assente. Teucrium flavum forma un cespo alto ed elegante, mentre T. chamaedrys, con i suoi fiori rosa porpora è più basso. La specie greca, grigia e lanuginosa T. polium preferisce ambienti ancora più asciutti della terrazza ed è stata piantata altrove nel giardino. T. creticum è stato aggiunto di recente e cresce in un aiuola tra la terrazza più alta e la casa, guancia a guancia con altre due indigene cretesi: Origanum dictamnus o dittamo, con piccole foglie grigie vellutate, e Ebenus cretica, un bell’arbusto leguminoso con fiori rosa simili al trifoglio che volgono al ruggine quando appassiscono.

E c’è, naturalmente, molto, molto di più. Potrei menzionare le euforbie – Euphorbia characias, E. acanthothamnos, l’E. myrsinites di colore grigio-blu e un’euforbia ancora senza nome acquistata in un vivaio del Peloponneso del sud – o i due enormi, folti cespi di  Echium candicans coi fiori blu oltre alla varietà più delicata, a fiori bianchi, che fiorisce ai piedi dei cipressi che la proteggono dai venti del nord. Potrei descrivere la delicata, argentea Artemisia arborescens che cresce felicemente sotto i cipressi, assieme alla Salvia microphylla e all’Eriocephalus africanus. O potrei descrivere i bulbi: l’alto, slanciato, dolcemente profumato Gladiolus tristis dal Sud Africa i cui fiori color crema hanno venature brunastro-indaco in primavera, o i fiori nerastri della Fritillaria obliqua, o i quasi sinistri fiori cerulei, color corallo dell’Haemanthus coccineus che appaiono in tarda estate o in autunno seguiti poi da foglie di misura inverosimile. Potrei anche menzionare le piante annue che si riproducono in tutto il gardino e aiutano a rendere la fusione tra le parti coltivate e quelle selvatiche più sfumata. Alcune di queste piante hanno un buon comportamento, come il papavero, Papaver rhoeas, il delfinio greco, D. staphisagria, o l’altro delfinio, Consolida ambigua, che fioriscono dalla primavera fino all’inizio dell’estate, anche se un paio di mesi prima, altre piante come il Lamium moschatum bordato di bianco o la meravigliosa Cerinthe retorta con le sue foglie macchiate d’argento e le brattee nero-viola, devono a volte essere controllate per via del loro comportamento invadente.

Tutte queste piante hanno una cosa in comune: prosperano in condizioni difficili con un minimo d’acqua. Il giardino di Sparoza è, in un certo senso, un giardino sperimentale nel senso che le piante  vengono continuamente messe a prova di capacità non solo di sopravvivere ma anche di prosperare in un ambiente caldo, secco e povero. Ci sono insuccessi, naturalmente, ci sono perdite – eppure, dopo tanti anni, la presuppozione iniziale di Jackie Tyrwhitt si è dimostrata vera. Il più arido e pietroso dei terreni può essere trasformato in giardino.

 


www.MediterraneanGardenSociety.org
All content (c) copyrighted by source or author, not to be reproduced without authorization.


website designed and maintained by Hereford Web Design